25 marzo 2015

Figli (e cognate) d’arte in listail voto è questione di famiglia



Foggia, Landella nella bufera. E scoppia il caso Di Gioia.


FOGGIA Nel nome del figlio o dei cognati. La competizione per il rinnovo del Consiglio regionale sarà ricordata per i “parenti di” che gli elettori della provincia di Foggia si ritroveranno nelle liste. Dopo la defenestrazione di due assessori di Ncd dalla giunta comunale, il sindaco Franco Landella è stato accusato dai centristi, dal consigliere regionale uscente, Giannicola De Leonardis, dal consigliere Dem, Augusto Marasco e dal Pd, di usare l’amministrazione «per facilitare la corsa alla Regione della cognata Micaela Di Donna». Ma la Di Donna non è un caso isolato, e di parenti uomini, molto più celebri di lei, ce ne sono altri. Ma nessuno sembra esserne accorto. A San Severo, passaggio ereditario dello scranno regionale da parte del consigliere uscente, Cecchino Damone, a suo figlio. Damone padre, politico di lungo corso, è in via Capruzzi dal 2005 quando entrò come fittiano doc nella lista la “Puglia prima di tutto”. Oggi Damone cede il suo posto in lista al figlio, Luigi, che si candida in una delle civiche di Michele Emiliano. Lasciando il Tavoliere e raggiungendo il Gargano, altra candidatura dal sapore familistico è pronta ai nastri di partenza, quella del figlio dell’attuale sindaco di San Marco in Lamis e parlamentare dell’Udc, Angelo Cera. Napoleone Cera dovrebbe iniziare a raccogliere l’eredità paterna. Tornando nel capoluogo, l’attuale consigliere regionale uscente, Giannicola De Leonardis, Ncd, porta con sé nel bagaglio qualche parente illustre. Cinque anni fa, quando per la prima volta si presentò per le Regionali, a De Leonardis molti rinfacciavano di essere il cognato (come la Di Donna) dell’allora presidente della Provincia, Antonio Pepe. In predicato per un posto nella lista del candidato-presidente, Francesco Schittulli, il figlio dell’ex eurodeputato Salvatore Tatarella, Fabrizio. Anche il Movimento Cinque Stelle gioca sul fil di lana, la capolista Rosa Barone è nipote dell’ex presidente, Antonio Pepe.

Nel ciclone il deputato Di Gioia.


Ben altri grattacapi per il deputato eletto nelle liste del Pd, Lello Di Gioia, di nuovo nell’occhio del ciclone per le rivelazioni di Dagospia sull’assunzione della figlia nella società, Poste Vita spa «uno degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale su cui – scrive Dagopsia - deve vigilare la commissione parlamentare guidata da Lello Di Gioia». Il deputato socialista non nega l’assunzione ma sostiene: «La commissione che presiedo non ha alcun controllo sulle Poste nè tantomeno su Posta Vita. Questa società è controllata dall’Ivas e da Covip – spiega – la Commissione controlla Inps, Inail e le casse professionali. Mia figlia è stata assunta per il suo curriculum».

 

di Antonella Caruso 

Tratto da www.corrieredelmezzogiorno.corriere.it  08:16 25-03-15 NNNN


  

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