8 luglio 2014

L’Unità chiude e ne sono dispiaciuto

L'Unità chiude
ontrariamente ai tanti che esultano, io sono dispiaciuto della chiusura de L'Unità. Intendiamoci, quel giornale ha chiuso da anni se per “chiudere” intendiamo cessare di produrre contenuti degni del blasone che aveva e del contributo dato alla formazione del patrimonio culturale del Paese. Quella di oggi è la fine “materiale” di una tragicomica involuzione iniziata da tempo che ha portato il quotidiano a sterminare le edicole con poche migliaia di copie vendute al giorno, fatto questo accentuato dalla crisi in generale del cartaceo che di qui a breve sarà soppiantato dal web. Nel caso di specie, però, si tratta di un percorso discendente che, partendo da Gramsci e passando per Berlinguer, ha portato progressivamente ad Occhetto, D’Alema, Veltroni, Bersani e Renzi, con un imbarazzante adeguamento del giornale che fu del PCI al declino della Sinistra italiana.



Sono triste, però, di apprendere la notizia perché, come tanti, nell’area culturale della Sinistra sono cresciuto: mi sono formato leggendo con passione le penne che negli anni si sono alternate, prestando attenzione a rubriche come “La striscia rossa”. Il problema è che la linea editoriale, troppo schiacciata sull’asfittica attualità del Partito Democratico, ha disintegrato il seguito allontanando i lettori storici, molti dei quali approdati a Il Fatto Quotidiano.

Beppe Grillo fa bene ad esultare dal suo blog visto il trattamento che il giornale ha riservato al Movimento 5 Stelle e alla sua persona. Attacchi infantili quotidiani e spesso insensati che hanno palesato la natura di giornalino di partito fuori dalla storia in un momento in cui, visto il malaffare dilagante, servirebbero professionisti dalla schiena dritta pronti a controllare il potere e non a servirlo acriticamente.

Mi dispiace per chi resterà disoccupato, anche se non per tutti: molti pseudo-giornalisti bene avrebbero fatto a rifiutarsi di “vendere” la propria libertà ad una causa divenuta sempre meno nobile. Mi auguro, comunque, che molti di loro possano trovare un nuovo impiego come spero che il giornale, in forme e modi da definire, possa continuare ad esistere. Magari mettendo all’asta il marchio potrà ripartire con una nuova linea editoriale ricca di idee e, soprattutto, di libertà. Se potessi comprarlo io, con tutto il cuore, lo farei per restituire agli Italiani una porzione di informazione migliore, e soprattutto libera, lontana anni luce da quella a cui hanno assistito negli ultimi anni.
  
Blog Davide Marciano

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