12 novembre 2013

Democratici, continua il "botta e risposta"

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Lo avevamo scritto qualche giorno fa: "congresso Pd, nessuna tregua". E i fatti ci danno ragione. Lombardi chiude l'accordo con Piemontese alla presenza di Sergio Blasi per la presidenza dell'assemblea provinciale. Poi ci ripensa e sottoscrive un documento, firmato anche dai suoi delegati, per essere riconosciuto vincitore del congresso al pari di Piemontese.

A sostegno della tesi che nel Pd non c'è alcuna tregua, nonostante talune distensive dichiarazioni di personaggi più o meno noti nell'ambiente democratico tese ad un rasserenamento del clima post congresso, ci sarebbero anche le probabili "epurazioni" nelle Amministrazioni comunali. Un esempio su tutti: Manfredonia. Dove Damiano D'Ambrosio, assessore al Personale e referente cittadino dell'assessore regionale alla Sanità, Elena Gentile, rischia di essere messo alla "porta" del governo cittadino.

La linea, sostenuta dai delegati eletti nella lista che ha sostenuto Michelangelo Lombardi nella corsa per la poltrona a via Taranto, sarebbe quella di «riconoscere due vincitori». In altri termini Piemontese dovrebbe ammettere una sorta di "non vittoria". O, comunque, riconoscere, oltre a se stesso, un altro vincitore. Nello specifico l'ex sindaco di San Marco in Lamis.

Sarebbe proprio il mancato riconoscimento del sostanziale risultato di parità (101 delegati Piemontese, 95 Lomabrdi, ndr) che avrebbe indotto la stragrande maggioranza dei delegati "lombardiani" a disertare la prima assemblea del partito provinciale, svoltasi sabato nella biblioteca provinciale.

L'assenza dei sostenitori di Lombardi non è passata inosservata. E poco c'azzecca la nomina di Lombardi alla presidenza dell'Assemblea. Anche alla luce delle limitate funzioni politiche che spettano proprio al presidente: «molti di noi non hanno partecipato alla riunione di sabato 9 novembre non in ossequio ad una sterile tentazione aventiniana, che non ci appartiene, né per mortificare il nostro candidato alla segreteria provinciale bensì, al contrario, per evitare che la nuova fase politica che si sta aprendo fosse minata in radice da una decisione sbagliata di Raffaele Piemontese e per tutelare il ruolo e la funzione politica di Michelangelo Lombardi che non possono essere racchiusi nell'importante ma angusto recinto della Presidenza di un'assemblea la quale, per quanto resa prestigiosa dai suoi componenti, ha funzioni politicamente limitate».

Per i delegati di Lombardi apparirebbe come una sottovalutazione il fatto che il proprio candidato, votato dalla metà dei tesserati democratici di Capitanata, limitasse il suo impegno ad una sorta di ruolo di rappresentanza piuttosto che essere partecipe delle decisioni e delle azioni che il Pd produrrà nei prossimi tre anni.

La soluzione finale potrebbe esserci se Piemontese decidesse di convocare un nuovo tavolo di concertazione tra le due parti al fine di produrre una sintesi che metta d'accordo tutti. « Ove Raffaele Piemontese voglia per davvero coniugare le parole con i fatti promuova un confronto con i rappresentanti espressi dalle due mozioni al fine di costruire una prospettiva comune sia degli indirizzi politici sia del governo del Partito». Tesi, tra l'altro, che il presidente del Consiglio comunale di Foggia ha già espresso nel suo discorso di insediamento con i suoi riferimenti "allo spirito unitario". Resta da capire se Piemontese abbia realmente intenzione di passare dalle parole ai fatti.

Immediato il commento del neo segretario provinciale democratico: «ribadisco la mia piena disponibilità a dialogare con Michelangelo per ricostruire l'unità del Partito. Io godo della piena fiducia di chi mi ha sostenuto e spero che sia così anche per Michelangelo, che invito ad incontrarci, anche domattina, per proseguire il percorso unitario avviato dinanzi al segretario regionale. L'Assemblea, comunque, sarà convocata subito dopo la conclusione della Convenzione provinciale e mi auguro che a quell'appuntamento si giunga con la volontà di andare oltre il congresso».

Spetta adesso a Lombardi, il candidato anteposto all'establishment democratico tradizionale, decidere se accontentarsi di recitare una parte marginale dell'intero copione del partito e di battere in "ritirata" o andare avanti sulla linea esplicitata nel documento sottoscritto con i delegati.

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