11 novembre 2013

"Compagnia dei Cammini", Gargano: torna il pellegrinaggio antico scarponi e asini

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 Sono partiti una settimana fa da Benevento e questo pomeriggio raggiungeranno Monte Sant'Angelo. Hanno visto il Gargano di notte e ne sono rimasti affascinati: «assenza dei rumori e profumo della natura, la miscela di un territorio tanto aspro quanto fantastico».

Raffaele, Antonio, Maria Grazia, Manuela, Lorenzo, Michele, Franca e Laura i nomi degli otto marciatori che hanno scelto di percorrere la tratta Benevento-Monte Sant'Angelo a piedi. Bigio e Carmela i due asini che gli accompagnano nell'impresa.

Il sorriso è stampato sulle facce dei camminatori. Gli asini hanno una gran voglia di riprendere la marcia, non amano il frastuono delle auto e probabilmente neanche la nostra presenza. Li abbiamo incontrati in pieno centro a San Giovanni Rotondo, la città del frate con le stimmate.

Loro, i camminatori, provengono da diverse regioni d'Italia: Campania, Piemonte, Lazio, Lombardia. Gente normale. Raffaele, l'esperto del gruppo, si guadagna da vivere grazie al suo lavoro di operaio in una azienda farmaceutica alle porte di Benevento; Antonio, nativo di Monte Sant'Angelo ma da anni residente a Como, è medico ospedaliero; Maria Grazia, la torinese, è una pimpante pensionata che ha sfidato sentieri e fatica per riscoprire il piacere del pellegrinaggio storico; Manuela, concittadina di Maria Grazia, lavora presso la Regione Piemonte; Lorenzo, pensionato di Agropoli, località in provincia di Salerno; Michele, il milanese, è esperto di informatica; Franca, nella sua città (Roma), fa la restauratrice e Laura è impiegata nella biblioteca del Comune di Milano.

Hanno aderito ad uno dei programmi proposti dalla "Compagnia dei Cammini". L'associazione che lavora per diffondere la cultura del camminare in Italia. Oggi raggiungeranno la meta prefissata: la grotta del capo delle milizie celesti, San Michele Arcangelo. Hanno qualcosa di diverso dagli altri milioni di pellegrini che raggiungono la Montagna Sacra: il sorriso, il buone umore e la consapevolezza di riscoprire antiche e nuove tradizioni.
Bigio e Carmela, i due asini, portano in groppa il minimo di bagaglio che occorre ai camminatori. La loro andatura morbida e rallentata consente al gruppo, agli otto, di osservare ed apprezzare le bellezze dei paesaggi, di giorno in giorno, di ora in ora, loro riservati. Camminare è compiere un salto nel passato che consente di «vivere in contatto con se stessi con lo spettacolo che ci circonda. Rallentare, mettere da parte per qualche giorno i ritmi frenetici della routine quotidiana. Rallentare, è fermarsi ad osservare, ascoltare. Rallentare, camminare, è conoscere, scoprire. Un nuovo modo, quanto antico, di turismo itinerante», ci spiega Raffaele non nuovo a pellegrinaggi a piedi.

Sette soste in sette giorni. Pietrelcina, Malvizia, Ariano Irpino, Troia, Lucera, San Severo e San Giovanni Rotondo, le "stazioni" dei camminatori.

Arrivati sul Gargano sono stati accolti da un pastore: «ci ha riservato una accoglienza molto amichevole, offrendoci anche del caffè». Pastori, persone che racchiudono l'indole della "garganicità", la storia di una terra, quella del Gargano, a tratti difficile da conoscere e da capire.

Sul Promontorio, nella città di san Pio, non hanno degustato pietanza tipiche: «ieri sera –confessano- ci hanno proposto un menu a base di carne argentina (Angus, ndc) e vini del Trentino». È la testimonianza di quanto sia difficile, sul Gargano, creare una offerta turistica differente. Basata sulla tipicità dei prodotti, taluni unici, e sulla bellezza del territorio. «Nel pomeriggio saremo a Monte Sant'Angelo. Speriamo –è il saluto dei camminatori- di poter apprezzare le prelibatezze garganiche».


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