27 ottobre 2013

San Giovanni, congresso Pd: dietrofront di Marino «Mi ritiro per un bene superiore, il mio partito»

Antonio Marino
Alla fine ha mollato. Si è ritirato o è stato costretto a farlo per mancanza di numeri e di disponibilità “autorevoli”. Antonio Marino, l’outsider che aveva ufficializzato la sua candidatura a segretario sezionale del Partito Democratico attraverso il blog “Bersaglio Mobile”, ha inserito la retromarcia. Dietrofront.
L’elezione a segretario cittadino, a San Giovanni Rotondo, sarà poco più che una formalità. Una sola lista con un solo candidato: Matteo Masciale. L’uomo che ha saputo mettere d’accordo tutte le variegate anime dell’apparato. Renziani, cuperliani, civatiani, pittelliani, campiani (i seguaci di Paolo Campo), gentiliani (i fedelissimi di Elena Gentile) e bordiani (in riferimento al parlamentare Michele Bordo). Tutti concordi nel sostenere la candidatura di Masciale.
In pratica, il giovane imprenditore sangiovannese, in un sol colpo e ancor prima di ricevere l’investitura politica a segretario, è riuscito nell’impresa di rimettere insieme tutti i pezzi del puzzle democratico. Operazione chirurgica tentata da molti, fallita da tutti! Compreso il suo predecessore e maggior sponsor congressuale Salvatore Mangiacotti.
L’incastro, il mettere d’accordo tutti sulle proprie posizioni, sarà consacrato anche per la scelta del segretario provinciale? I risultati che verranno fuori dall’urna (sic!) ci daranno la giusta risposta. Per i due contendenti (Michelangelo Lombardi e Raffaele Piemontese) la poltrona di via Taranto, a Foggia, il risultato di San Giovanni Rotondo potrebbe essere decisivo per l’assegnazione dei delegati che andranno ad eleggere il futuro “capo” democratico di Capitanata.
Torniamo a “l’uomo di nessuno” (come lui stesso si è definito), ad Antonio Marino. L’ormai ex vice segretario di San Giovanni Rotondo ha tenuto la posizione, quella della presentazione della propria candidatura, sino alle 21 di ieri sera. Poi è crollato. Non ha avuto o potuto andare avanti per la strada che lo stesso Marino aveva indicato nel suo proclama e nei tanti manifesti affissi nelle strade cittadine. La sua candidatura, seppur velleitaria (la quasi totalità delle azioni-tessere del partito da tempo sono destinate a Masciale), pareva aver sfregiato la volontà dei maggiorenti democratici sangiovannesi. Ma, alla fine, ha dovuto farsi da parte. Indiscrezioni parlano di un «pressing asfissiante» da parte dei suoi compagni di partito per ritirare la propria candidatura. «È il momento dell’unità» avrebbero detto tutti. Intesa che potrebbe essere premiata con una visibilità, magari con la carica di vice segretario, a livello provinciale di un rappresentante del circolo del centro garganico.
Marino ha avuto coraggio. Forse tardivo. Ha osato sfidare l’apparato democratico locale e provinciale. La conseguenza è stata l’isolamento.
Oggi non si celebrerà un congresso con diverse mozioni. Ci sarà una ratifica da parte degli organi partitici preposti che ufficializzeranno il passaggio di consegne da Mangiacotti a Masciale. Con buona pace di tutti.
In merito alla segreteria provinciale la partita è ancora aperta.
L’intervento di Marino al congresso cittadino del Pd di San Giovanni Rotondo:
«Sono provato, non è stata una scelta facile la mia, ho vissuto un momento difficilissimo, drammatico per certi versi. Sono arrivato pronto. La candidatura, il direttivo, i bolli… Ho provato a forzare quella serratura per aprire un dibattito interno che potesse essere costruttivo, che potesse far rinascere lo spirito democratico e aperto del Partito. Purtroppo devo constatare che chi doveva cogliere questa opportunità non ha saputo coglierla. Mi devo ritirare per un bene superiore! Il mio ritiro però non è frutto di accordo su incarichi o posizionamenti. Non ho condiviso e non condivido il percorso che ha portato alla scelta di un candidato unico. Oggi però devo constatare la ritrovata unità del Partito. Rivedo Giuliani, Maria Elena, Di Giorgio e non può che farmi piacere. Una cosa che da tanto tempo non si vedeva. La mia candidatura solitaria (perchè sono SOLO) oggi avrebbe come unico risultato quello di fare da sponda a chi questo Partito lo vuole demolire. Non voglio essere strumentalizzato da nessuno e non posso permettere che la mia azione abbia l’unico risultato di causare danni al Partito che ho contribuito a costruire con grandi sacrifici. Non è questo il mio obiettivo. In una mia  remota, improbabile, lontanissima possibilità che di vittoria non avrei avuto una Direzione autorevole. Faccio una scelta di responsabilità. Ora preferisco prendermi un periodo di riflessione, senza però farmi da parte. Il Partito deve uscire da questo congresso più forte e voglio sperare che gli organi provinciali diano un ruolo autorevole al nostro Circolo».

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