3 ottobre 2013

Il fischio della sirena

Le notizie sul fronte economico, ormai un fronte di guerra, stanno peggiorando di giorno in giorno. Non perchè ci sia aria di crisi a Roma, anzi, il governo attuale è di una tale inconsistenza che nessuno noterebbe la sua scomparsa.
La scorsa settimana il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha consegnato al nostro Paese un rapporto dettagliato sullo stato di emergenza dell’Italia. Uno studio di 300 pagine che evidenzia la drammaticità dei nostri problemi strutturali. Il rapporto informa che il saldo della nostra bilancia dei pagamenti è migliorato solo per un calo delle importazioni dovuto all’austerità e al calo dei consumi ed è destinato a tornare in negativo. Avvisa che senza una svalutazione interna di almeno il 10% il Paese non tornerà competitivo. Proietta la ripresa del 2014 a poco sopra lo zero con il fondato rischio che sia però negativa.
Il FMI segnala che il nostro sistema bancario sta in piedi solo grazie ai finanziamenti della BCE di Draghi che però non dureranno all’infinito. Spiega che i bilanci delle banche stanno diventando insostenibili per via delle svalutazioni future (e purtroppo certe) del mercato immobiliare che detengono (e che sta crollando), e del livello di sofferenze, i crediti non esigibili da aziende e privati, arrivato a 140 miliardi di euro. Una cifra enorme, pari al 10% del Prodotto Interno Lordo (PIL). Un buco che si allargherà (nessuno sa di quanto) almeno fino al 2015.
Il FMI da poche speranze e ci mette in guardia sul rischio di declassamento dell'Italia vicino alla valutazione di spazzatura (oggi siamo BBB) e sulla necessità di ricorrere a sostegni europei per evitare il collasso. Solo l’economista Fubini lo ha segnalato domenica scorsa sui giornali italiani, tutti presi a parlarci del cane dudù e del suo padroncino.
E' arrivato anche a stretto giro di posta il messaggio di Fitch, l'agenzia di rating che sottolinea che il nostro rating, di conseguenza l'interesse che paghiamo sui titoli di Stato, è a rischio se non si approverà la legge di stabilità (ma tanto quella, al peggio, la scrive la Troika come ci ha detto faccia di bronzo Fassina dopo aver letto il rapporto del FMI). Fitch ricorda che in tal caso il paracadute del sostegno europeo di Draghi (OMT) potrebbe non aprirsi. Senza quel paracadute nessuno all’estero scommetterebbe un euro sui nostri BTP. Prova ne è che gli investitori dopo il nostro collasso politico mentre compravano i BTP si coprivano dal rischio default dell'Italia facendo schizzare del 15% in un solo giorno i Credit Default Swap (CDS), l'assicurazione sulla insolvenza dei titoli. I CDS per l'Italia sono arrivati a 310 contro 270 per quelli spagnoli (significa che gli operatori sono disposti a pagare 310 mila euro pur di assicurarsi sul rischio fallimento di 10 milioni di euro di BTP, dieci volte quello che si paga per la stessa assicurazione sui titoli americani).
Gli stranieri hanno iniziato a mettere le mani avanti da settimane. La LCH di Londra, la stanza di compensazione che fornisce liquidità a breve alle banche in cambio di garanzie, ha detto che non coprirà più il 100% del valore dei BTP dati in garanzia dalle banche italiane come ha fatto finora. Non si fida.
Weidmann, il governatore delle Bundesbank, ha lanciato un messaggio di allarme all’Italia dal Financial Times invitando le nostre banche a ridurre i titoli pubblici nei bilanci e a coprirsi dal loro rischio con nuovi capitali (oggi pari a zero!). Draghi dovrà tranquillizzare il mercato su un terzo round di liquidità in arrivo alle banche in cambio di titoli di debito pubblico dati in garanzia (il famoso LTRO) senza il quale le nostre banche non avrebbero più ossigeno.
Ci si aspetterrebbe che dopo tanti segnali di allarme il nostro Paese alzasse finalmente la testa, avesse uno scatto di orgoglio e che le banche non nascondano la polvere sotto al tappeto. In tutta risposta è avvenuto avviene invece il defenestramento di Cucchiani, CEO della prima banca italiana, Intesa Sanpaolo, perché si è opposto all'acquisto/fusione del Monte dei Paschi. In un Paese normale dovrebbe essere lo Stato a salvare le banche nazionalizzandole, nel nostro si prova a metterne insieme due che hanno un totale di 150 miliardi di euro di BTP in pancia per salvare lo Stato.
Quanti segnali dovranno ancora arrivare prima del fischio della sirena? EEEEEEEeeeeeeeeeeeee...!

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